Dal notaio la domanda arriva quasi sempre: la casa è conforme? Chi vende deve dichiarare in atto gli estremi dei titoli edilizi e la conformità catastale, e il compratore vuole sapere cosa sta acquistando. La relazione tecnica integrata, o RTI, nasce per rispondere a questa domanda prima del rogito.
Il tecnico recupera in Comune i progetti depositati, prende i documenti catastali, va a vedere l'immobile e misura. Poi confronta le tre cose e scrive cosa corrisponde e cosa no. Non esiste una legge nazionale che imponga la RTI con questo nome: è diventata una prassi, spesso richiesta da notai e agenzie, perché raccoglie in un documento firmato verifiche che altrimenti resterebbero sulla parola di chi vende.
Perché è meglio farla presto
Una difformità scoperta a pochi giorni dall'atto mette tutti in difficoltà. Una sanatoria ha i suoi tempi, e il Comune non li accorcia perché il rogito è già fissato. Se la verifica arriva all'inizio, prima di firmare il preliminare, c'è margine per sistemare le cose oppure per dire al compratore come stanno.
Se la relazione trova un problema
Non tutte le differenze hanno lo stesso peso. Alcune rientrano nelle tolleranze previste dalla norma, altre si risolvono con un aggiornamento catastale, altre ancora richiedono una pratica in Comune. Può anche capitare che un'opera non sia sanabile e debba essere rimossa. Per capire in quale caso ti trovi bisogna guardare i documenti di quell'immobile.
Di solito serve anche l'APE, che va consegnato al compratore e citato nell'atto: se ne parla nella guida dedicata.
Testo informativo generale: le regole possono cambiare e la risposta dipende dal singolo immobile.